Ricetta bianca:
Ingredienti per 4 persone:
1 pollo surgelato
1 cipolla
1 bicchiere di vino bianco
sale pepe
1 rametto di rosmarino
aromi a scelta
Lavorazione:
Prendere il pollo, e una volta scongelato, e tagliato a tocchetti di diverse dimensioni, posizionarlo su di una padella, senza olio, ben calda, fino ad asciugarlo completamente. Irrorare quindi con l'olio di oliva e le spezie, il sale e il pepe e cuocere girando di tanto i pezzetti. Ricoprirli quindi con del brodo. Una volta constatata la cottura della carne, asciugare il sughetto lentamente, fino a doratura ottimata. Aggiustarne il gusto a piacere se necessario.
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RIcetta nera:
Ingredienti per 4 persone che sviluperanno quasi sicuramente una forma di cancro o malattia cronica:
1 pollo surgelato, un tempo cresciuto in gabbie strette, sfamato con farine animali, e poi arricchito di proteine animali bovine e suine sul luogo di lavorazione
1 cipolla transgenica piantata in sud america, surgelata, consegnata in Germania e inviata quindi in Italia, dopo esser stata irrorata opportunamente di sostanze per mantenerne più a lungo il colore e il profumo
1 bicchiere di vino bianco di uve non conosciute, arricchito di solfati e atri "loro amici" chimici che ne regolano il gusto e il colore nel tempo e nel contenitore
sale pepe
1 rametto di rosmarino cresciuto lungo un marciapiede pubblico, annaffiato dai cani o addizionato di gas di scarico di auto in fuga e/o in coda
aromi a scelta
Lavorazione:
Prendere il pollo, e una volta scongelato se ancora esistente, tagliarlo a tocchetti con le mani (vista la facilità). Posizionarlo su di una padella ben calda, senza olio, fino ad asciugarlo completamente. Se il pollo è ancora presente nella pentola e non è evaporato quindi con la sua stessa acqua, irrorare con l'olio di oliva e ricoprire con le spezie, il sale e il pepe. Cuocere girando di tanto. Ricoprire quindi i pezzetti con del brodo di dado animale. Una volta constatata la cottura della carne (di per se già tenera all'origine), asciugare il sughetto lentamente, fino a doratura ottimata. Aggiustarne il gusto a piacere se necessario.
MANGIARE CON CAUTELA!
A volte, quando mi guardo attorno, mi chiedo: Ma come può un genitore, imporre all'infinito il suo modo di vedere e di pensare, fino a rovinare la vita di un figlio, pur continuando a chiamare tutto questo "amore"? Certi atteggiamenti, certi modi di pensare, superati oramai nella mia "micro sfera" di Jemantha, esistono invece ancora attorno a me. E si applicano con constanza e con regolarità giorno per giorno, in migliaia di case, frustrando migliaia di persone, che staranno quindi male, e porteranno di conseguenza il male fuori di casa, in cerca di sfogo.
Ieri c'è stato il matrimonio di un'amica. La cerimonia si è tenuta in Trentino, in pieno rigore della zona, ma con non poche "innovazioni" rispetto al rito canonico. Andare al matrimonio era per me un qualche cosa ancora di molto nebuloso, a due giorni dalle nozze. Certi ricordi, certi momenti, ancora correvano all'impazzata dentro di me, facendomi stare male. Solo un anno prima, quella magia era stata mia. E io, che su quel cuore, avevo costruito tutto, ora come ora, non volevo più saperne di niente che non fossero lo studio e la solitudine. Invece è arrivato lui: il matrimonio a cui dover assistere. Più il momento "x" si avvicinava, più io avrei preferito morire piuttosto che andarci. Ogni singola cosa che vedevo, ogni singola cosa che sentivo, mi ricordava di lui (il mio uomo) e delle sue parole. "Avrei dovuto esserci io lì", ho pensato per tutto il tempo. Osservavo la mia amica e "mi vedevo" io, in una mia festa, con lui, l'uomo dei miei sogni. L'uomo a cui con così tanta sincerità avevo, un anno prima, donato senza troppe domande, il mio cuore e la mia anima, rispondendogli di si, in una notte di mezza estate.
A fatica riuscivo a trattenere le lacrime dentro di me, mentre il cuore con forza spingeva nel mio costato l'impeto di un sentimento scivolatomi tra le mani ancora prima di averlo veramente potuto afferrare. Si alzava solenne il canto e lì allora, il mio pensiero andava ancora con forza maggiore a lui. A lui, che sarebbe dovuto essere lì con me. Bello come il sole. A stringermi la mano. E invece no, lui non c'era. Non c'era perché non nonostante tutto, ad un certo punto non siamo stati più in grado di capirci e tutto è andato a finire male.
Di convincermi di non pensarci, ci ho provato. Di farmi del male con i suoi lati oscuri, anche. "Dai e dai", infatti, mi ero anche quasi persuasa ad essere andata oltre. Ma mi sbagliavo.
Che sia più o meno grande il male in una storia, folle è la mente di chi è innamorato. Cieco l'occhio e a vita concessi anima e cuore.
Ma io mi chiedo: possibile che con tutti i giri di perizie fatte -dove il 99,9% dei personaggi intervistati e inseriti nei vari business hanno detto che è stato lui- a due anni da quell'omicidio, ci si stia ancora chiedendo se è stato o meno tale tizio? Scarpe nuove sparite, telefonata fatta dalla caserma con annessa bugia di allocazione, dettagli perfetti della posizione della vittima (che non si vedeva dal punto da lui detto), saponi e impronte varie.. Ma no! Lui è la che si gode la bella vita e che se la ride -secondo me- nel vedere mezzo mondo perdersi dietro una cosa tanto "semplice".
Non ho parole, veramente.
Cuori d'acciaio all'erta:
il cielo è una pedana,
tra poco, nell'offerta
noi piomberemo giù.
Pugnale e bombe a mano,
viatico di morte,
e l'ansia della sorte
non sentiremo più.
- Aggancia la fune di vincolo,
- spalanca nel vento la botola,
- assumi la forma di un angelo,
- e via pel tuo nuovo destin!
- Come folgore dal cielo
- canta il motto della gloria.
- Come nembo di tempesta
- precediamo la vittoria.
- Un urlo di sirena: fuori! Fuori!
- E giù dall'infinito
- sul nemico più agguerrito
- per distruggere o morir,
- per distruggere o morir.
Passa pei cieli un canto,
un canto di vittoria:
i figli della gloria
in alto vanno ancor.
E pronti alla battaglia,
col cuore sempre all'erta
ripeteran l'offerta
con impetuoso ardor.
- Aggancia la fune di vincolo,
- spalanca nel vento la botola,
- assumi la forma di un angelo,
- e via pel tuo nuovo destin!
- Come folgore dal cielo
- canta il motto della gloria.
- Come nembo di tempesta
- precediamo la vittoria.
- Un urlo di sirena: fuori! Fuori!
- E giù dall'infinito
- sul nemico più agguerrito
- per distruggere o morir,
- per distruggere o morir.
L'occhio nemico scruta:
son nuvole che vanno…
ma, poi che il vento muta,
li vedi: già son qui!
E gli angeli di guerra,
pugnale in mezzo ai denti,
in uno contro venti,
si battono così.
- Aggancia la fune di vincolo,
- spalanca nel vento la botola,
- assumi la forma di un angelo,
- e via pel tuo nuovo destin!
- Come folgore dal cielo
- canta il motto della gloria.
- Come nembo di tempesta
- precediamo la vittoria.
- Un urlo di sirena: fuori! Fuori!
- E giù dall'infinito
- sul nemico più agguerrito
- per distruggere o morir,
- per distruggere o morir.
Sganciato ogni corpo dai vincoli,
racchiusi in quadrato fermissimo,
il piombo nemico si sgretola:
nessuno di noi cederà!
Come folgore dal cielo
canta il motto della gloria.
Come nembo di tempesta
precediamo la vittoria.
Un urlo di sirena: fuori! Fuori!
E giù dall'infinito
sul nemico più agguerrito
per distruggere o morir,
per distruggere o morir.
Inno della divisione paracadutisti Folgore.
Un pensiero ai nostri parà caduti in Afghanistan.
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